Vita della Congrega

In occasione delle feste dell'Immacolata e di San Michele, come in tutte le processioni patronali del paese (ultima domenica di aprile e l’Assunta, 15 agosto, Corpus Domini e ottava, san Nicola) e nelle processioni delle altre congreghe, la Confraternita usciva preceduta da un grande stendardo e da un piccolo gruppo di suonatori reclutati a Gesualdo, Morra, Lapio, Paternopoli, Grottaminarda, Mirabella e Fontanarosa stessa: erano solitamente sette, otto persone con zampogne, ciaramelle, pifferi e tamburi.
Nei primi anni la Confraternita si faceva prestare lo stendardo, come le riusciva, da Sant’Angelo all’Esca, da Taurasi, da Sturno o da Mirabella.
Per evitare tale servitù e spese di corriere, nel 1775 la Confraternita si propose di farsi uno stendardo proprio andando incontro a notevole spesa. I responsabili della Confraternita, nella persona del Priore Angelo Inglese, nell’anno 1902, si affidarono alla ditta Francesco Campobasso di Napoli per l’acquisto di uno stendardo, di seta celeste, ricamato con fili d’oro, al centro del quale erano e tutt’ora sono ricamate le immagini della Vergine Immacolata Concezione da un lato e di San Michele Arcangelo dall’altro.
Lo Stendardo è sorretto da un’asta alta quattro metri e mezzo; in processione una persona regge l’asta, altre tre persone, che sono sempre tre ragazzi, reggono il drappo teso per mezzo dei fiocchi. Lo stendardo è stato restaurato alla fine del 2013 dalle sapienti mani di un artigiano napoletano.
Il 5 ottobre 1926 la Confraternita si rivolse alla stessa ditta Campobasso per l’acquisto di ventiquattro mozzette, un pannetto per la croce e due fasce; su una fascia venne ricamata l’immagine della Vergine Immacolata e sull’altra quella di San Michele Arcangelo. Tutti i capi vennero realizzati in seta, di colore azzurro cielo, impreziositi con ricami di fili d’oro.
Poco dopo furono commissionati i camici bianchi merlettati, cappucci e cingoli: con questi capi si completò il corredo per 24 confratelli, da indossare nei cortei processionali.
La Confraternita viveva un periodo economico favorevole, perché dopo poco tempo venne comprata una croce in metallo colore argento, con tre capitelli e la testa di morte, sempre in argento; nella stessa occasione vennero commissionati 35 medaglioni di metallo, con bagno in argento, di cui 5 con l’effige dell’Immacolata e 30 con quella di San Michele Arcangelo da indossare con l’abito ufficiale nelle processioni; di questi, 25 furono trafugati durante il furto del 1967.
Per tutti questi acquisti non ci sono documenti che certificano la data e l’ammontare della spesa sostenuta.
Qualche anno più tardi la Confraternita si dotò di un baldacchino, che chiamiamo “palio”, di seta bianca ricamata con fili d’oro, al cui centro è raffigurata l’immagine della Immacolata Concezione. La tela è sostenuta da sei aste di metallo color argento. I quattro laterali sono di colore azzurro con ricami in oro. Dopo tanti anni, il palio necessitava di un restauro che è stato affidato ad un valido artigiano di Napoli, il quale, con la sua competenza e professionalità, gli ha restituito l’originaria bellezza.
Nel 1773 viene annotata la spesa per compensare “Ciriaco Uva giocator di bandiera” che aveva preso parte alla processione del Corpus Domini. E' probabile che si faccia riferimento ad uno sbandieratore.
Durante le feste proprie della Confraternita, talvolta si realizzavano “l’apparatura nella chiesa” (1773) e la “manifattura degli archi avanti la chiesa” (1775) nonchè “il gioco de peccerilli ed anche chi l'assisti nella solennità di S. Michele” (1773) e “lo sparo di mortaretti” con polvere che veniva lavorata sul posto (“per lavoratura di rotole cinque di polvere a mastro Pasquale Barrasso servita per la sollennità di san Michele”) (1773).
Da queste brevi annotazioni potrebbe apparire una immagine falsa delle Confraternite in genere.
Non sono unioni di persone con la finalità di accrescere la coreografia nelle manifestazioni pubbliche. Hanno vissuto invece una intensa vita religiosa sotto la guida di padri spirituali.
Per la Confraternita dell’Immacolata il primo padre spirituale fu don Leonardo Tedeschi.
Spesso la Confraternita invitava qualche sacerdote per confessare e, talvolta, anche qualche frate cappuccino.
L'arciprete e l'abate erano sempre presenti nelle feste.
La Confraternita è dotata di regole: in vigore già dal 1750 e formulate secondo i dettami del Concordato del 1741 tra Benedetto XIV e Carlo III, re delle Due Sicilie, furono successivamente sottoposte all'approvazione reale come aveva prescritto la legislazione nazionale voluta dal ministro Tanucci. L’assenso reale fu ottenuto nel 1783 dietro richiesta dei 50 fratelli del tempo.
A norma delle Regole il giorno 8 maggio si faceva l'elezione dei dirigenti che rimanevano in carica fino alla stessa data dell'anno successivo (principio consolidato e onorato fino alle prime decadi del ‘900).
I dirigenti sceglievano un tesoriere, una “persona onesta, proba e benestante e non debitore o litigante della congregazione”.
Venivano pure scelti “un sagrestano per la cura e la conservazione dei sagri arredi, per annotare le messe”, “un portinaro, due maestri dei novizi, due infermieri, un puntatore, che formi distinta nota delle mancanze dei fratelli” (si ha contezza di ciò dai registri contabili del 1912) e “due altri fratelli, uno per portare il crocifisso e l’altro lo stendardo”.
Le spese straordinarie dovevano essere deliberate dalla maggioranza dei fratelli.
Ecco i punti più significativi della Regola:
1) La congrega si riuniva di mattino tutte le domeniche, le altre feste di precetto e nei giorni 8 maggio e 29 settembre feste di San Michele. La recita del rosario precedeva la messa celebrata dal padre spirituale per tutti i benefattori.
2) In tutti i venerdì, ma di sera, i fratelli si riunivano per “fare la disciplina commemorando la passione di nostro Signore Gesù Cristo”.
3) Tutti i fratelli dovevano partecipare alla preghiera comune nei giorni sopra indicati, nelle esequie di un confratello e nelle processioni di obbligo. Quelli che si assentavano ingiustificatamente venivano multati, richiamati e se non mutavano comportamento potevano “essere cassati dalla fratellanza”.
4) I fratelli dovevano comunicarsi almeno una volta al mese. I due eletti quali infermieri dovevano visitare a nome della congrega i fratelli ammalati, premurandosi anche perché tutti ricevessero gli ultimi sacramenti in tempo opportuno.
5)La Confraternita assicurava un conveniente suffragio ai fratelli defunti senza pretendere niente.
6) È interessante precisare che tutto questo si faceva con la partecipazione di tutti i fratelli. Anzi si erano impegnati ad auto tassarsi per un carlino allo scopo di far celebrare alcune messe lette in suffragio del fratello defunto entro i due mesi successivi alla sua morte.
7) “Tutti li fratelli indifferentemente (senza preferenze) tra di loro siano tenuti amarsi e nelle occorrenze e bisogni spirituali e temporali aiutarsi tra di loro per quanto possono e che le loro circostanze li permettono”.
8) Si poteva entrare nella Confraternita a sedici anni, ma sempre con il consenso della maggioranza dei fratelli sia per essere iscritti al noviziato di sei mesi sia per essere accettati come fratelli sempre previo esame della “probità dei costumi ed esemplarità di vita”.
9) Le donne, a giudizio dei fratelli, potevano essere iscritte come sorelle solo per godere dei suffragi e della sepoltura della congrega.
Quando un nuovo fratello superava la prova del noviziato e veniva iscritto “nella tabella con tutti gli altri fratelli” gli si faceva una piccola festa distribuendo a tutti ed a spese della congrega un dolce. Figurano così le piccole spese per “15 libre di torrocini e 4 libre di mostaccioli” (1797) e “per compera di copeta nell'accettazione dei fratelli” (1798).
Tenendo presenti le prescrizioni della regola, i fratelli si incontravano stabilmente almeno due volte la settimana ed in alcuni casi anche di più. Ciò doveva, insieme alla vita democratica interna, favorire l'affermarsi di una mentalità nuova nella vita cristiana. “La fame e la sete di giustizia” sono cresciute nelle coscienze passando anche per queste istituzioni.
Lo Stato assolutista ha sempre guardato con diffidenza e sospetto le confraternite laicali, avendo paura di qualsiasi autonomia di pensiero.
La chiesa invece le ha benedette perché esse hanno sempre insegnato che il vero cristiano è colui che rinunziando il più possibile al proprio individualismo ed egoismo guarda all’altro per dargli una mano a non cadere.

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