Prefazione del prof. Ortensio Zecchino

L’articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1793 recita: “I soccorsi indispensabili a chi manchi del necessario sono un debito di chi possiede il superfluo. Spetta alla legge determinare in qual modo questo debito debba essere soddisfatto”. Sull’onda di questa prescrizione, la cultura laica del welfare, affermatasi particolarmente nel Novecento, ci stava abituando all’idea che la solidarietà verso i bisognosi e, ancor più, l’affrancazione dal bisogno di tutti i consociati fossero doveri esclusivi dei poteri pubblici e che vi si dovesse provvedere “per legge”. È bastata, invece, la sconvolgente crisi economico - finanziaria che stiamo vivendo a mandarla in frantumi.
Povertà e solidarietà ridiventano così parole (e problemi drammatici) che, nel nostro tempo, bussano alla coscienza di ciascuno.
Quest’ovvia considerazione non può non venire alla mente nel momento in cui si celebra la plurisecolare memoria della Confraternita della SS. Immacolata Concezione di Fontanarosa, nata con finalità di volontariato solidaristico.
È indubitabile che il Cristianesimo, nella sua rivoluzione, abbia introdotto un nuovo sentire verso deboli e bisognosi. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22,37-40) e “Beati i poveri perché vostro è il Regno di Dio, ma guai a voi ricchi, perché ricevete già la vostra consolazione” (Luca 6, 20.24) sono i pilastri di quella rivoluzione. Nel Medioevo, tempo in cui il Cristianesimo si diffonde in Europa e si radica nelle coscienze individuali, matura la cultura della protezione e della solidarietà verso i deboli (poveri, vedove, orfani). Si sviluppa così tutta una letteratura, specialmente quella precettistica, che esalta come iustus il rex che si mostra caritatevole e che si fa protettore di vedove, orfani ed indigenti. Nascono gli Ordini mendicanti, ma nascono anche le prime espressioni organizzate di solidarismo laico-cattolico, le confraternite, che fissano precisi obblighi di solidarietà tra gli associati, ma anche verso tutti i bisognosi, ed obblighi di sostegno del culto. Le loro origini non hanno data certa. La Francia carolingia ci ha forse lasciato le testimonianze più antiche (Icmaro di Reims nell’852 detta regole per la vita di una confraternita). Anche se la loro storia, nei tanti secoli di vita, è varia e complessa (avendo esse conosciuto anche il disagio di travagliati rapporti coi poteri pubblici), invariata è rimasta la loro ispirazione di fondo. Istituite, con formale decreto canonico, le confraternite, fedeli a liturgie antiche, possono oggi – come già avvenuto nelle cicliche crisi della Chiesa – tornare ad essere centri d’irradiazione di fede e carità.
Singolare la storia della Confraternita della SS. Immacolata Concezione di Fontanarosa, che questo libro opportunamente fa rivivere con memorie scritte e con l’immediatezza delle immagini. Nella dedicazione all’Immacolata (comprovata da documenti certi, risalenti al ‘700) v’è il segno di una devozione popolare a quel culto, di molto precedente rispetto alla stessa proclamazione del dogma, avvenuta solo l’8 dicembre 1854, con la bolla Ineffabilis Deus, voluta da Pio IX, a conclusione di un secolare dibattito che aveva visto l’originaria contrarietà di Tommaso d’Aquino.
Nel 1997, con lo Statuto approvato dal compianto vescovo Antonio Forte, la Confraternita ha rinnovato nell’art 2 l’impegno alla sua missione (“promuovere il culto eucaristico, la devozione mariana…esercitare la carità con opere di cristiana pietà e misericordia”).
Nel celebrare e riproporre oggi la sua plurisecolare storia, la Confraternita – che già nel passato ha arricchito l’intera comunità di Fontanarosa con le sue opere di solidarietà e di pietà cristiana, ma anche con la promozione e la cura di un considerevole patrimonio d’arte sacra – offre, in un tempo carico d’incertezze (che sembra spingere alla dissoluzione di quel primo presidio di solidarietà che è la famiglia), un rassicurante impegno di continuità in opere socialmente e spiritualmente degne d’ogni ammirazione e sostegno.

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