Organo

Quando iniziarono le decorazioni della chiesa dell’Immacolata, saggiamente si decise di dotare la stessa di un organo.
Nel 1807 fu acquistato a Napoli, nel mercato dell’usato, un organo, forse dismesso da una chiesa della città partenopea, che aveva già quarant’anni di vita.
Infatti questo riporta la seguente iscrizione: DOMINUS ANTONIUS ROSSI/ NEAPOLITANUS/REGIAE CAPPELLAE SUAE MAIESTATIS/ORGANARIUS FECIT/ A.D. 1771.
L’organo fu trasportato fino a Mirabella Eclano dai carretti che andavano verso la Puglia e poi da Mirabella Eclano a Fontanarosa.
E’ uno strumento straordinario e in ottimo stato, che anche nella pittura e doratura non è stato manomesso.
La cassa è chiusa da due porte, ciascuna suddivisa in due parti. Si tratta di un organo positivo costruito a Napoli nel 1771 da Domenico Antonio Rossi, organaro fra i più attivi del suo tempo, artista di talento che poteva menar vanto di essere stato fornitore della cappella regia.
Nonostante abbia superato i 250 anni di vita, l’organo non li dimostra affatto. Le persone competenti e i tecnici del suono, che periodicamente lo hanno revisionato, lo valutano uno straordinario strumento musicale.
La confraternita con orgoglio lo custodisce e cerca di valorizzare questo piccolo gioiello del 1700 organizzando concerti annuali, che segnano tempi liturgici e sottolineano ricorrenze significative per la comunità.
Su di esso sono stati eseguiti due interventi di restauro: il primo nel 1997, il secondo nel dicembre del 2013, entrambi ad opera dei fratelli Continiello.
Organi di D. A. Rossi a Napoli sono tuttora conservati nella Basilica di Capodimonte e nella chiesa di San Gregorio Armeno, famosa via degli artigiani del presepe, a Procida nell’abazia di San Michele e a Deliceto (FG) nella chiesa di Sant’Antonio. La fama dell’organaro Rossi deve essere stata veramente notevole travalicando i confini del Regno di Napoli, visto che almeno due suoi strumenti esistono anche nel nord dell’Italia, nella chiesa di Santa Caterina a Leggiuno (VA) e nel Conservatorio di musica di Trento.

Condividi su: