L'Immacolata Concezione

Storia, Dogma e Tradizione
I due racconti di creazione che si trovano nei primi tre capitoli del libro della Genesi affermano che ogni cosa creata da Dio è buona. Il lettore attento si trova coinvolto in una sorta di “litania” in cui per ben sei volte si ripete: “E Dio vide che era buono”. Il sesto giorno, il giorno della creazione dell’uomo, l’autore sacro del primo racconto di creazione afferma: “Dio vide tutto quanto aveva fatto; ed ecco: era molto buono”. La creazione dell’uomo è una cosa molto buona, perché egli viene creato ad immagine di Dio (Genesi 1,27).
Qui allora sorge spontanea una domanda che da sempre ha impegnato la mente di filosofi, di pensatori, di teologi: si Deum est, unde malum? Se c’è Dio, da dove il male? Se Dio ha creato tutto bene, e la creazione dell’uomo è cosa molto buona, allora da dove ha origine il male?
Il secondo racconto di creazione cerca di dare una risposta a questo interrogativo. Dio creò l’uomo e la donna e li pose nel giardino di Eden, proibendo loro di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male; pena la morte. (Genesi 2,7–9.15–17).
Il serpente, il più astuto delle creature della terra (il termine “astuto”, in ebraico ‘ārûm, indica la malvagità dell’animale), ingannò la donna, falsificando la proibizione divina. Da qui ha origine il peccato dell’uomo, che consiste non tanto nella disobbedienza ai voleri di Dio, quanto nel mettere in dubbio la bontà di Dio, nel diffidare della sua misericordia. Il peccato dell’uomo infatti ha origine dal sospetto, dal diffidare delle buone intenzioni di Dio.
Qui si inserisce nella riflessione teologica il rapporto tra il serpente ed Eva, e quello tra il serpente e la Vergine Maria. Come la prima donna non ha avuto fiducia di Dio, ha dubitato della sua buona volontà, permettendo in questo modo al peccato di entrare nella storia di ogni uomo, così Maria di Nazaret si è abbandonata totalmente alla volontà di Dio, “permettendo” il piano di redenzione di Dio in Gesù.
Questo legame tra la creatura astuta e la donna è palese in Genesi 3,15, in cui Dio maledice il serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua discendenza: essa ti colpirà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Questo versetto permette di cogliere la relazione tra il peccato dell’uomo, il progetto di redenzione che Dio da sempre aveva pensato per l’uomo e la figura di Maria Vergine. Inoltre, se all’apparenza questo capitolo tre di Genesi sembra terminare con un finale negativo per l’uomo, senza scampo, già tra le righe si intravede uno spiraglio di luce, che permette di vedere come la “punizione” di Dio per la disubbidienza dell’uomo non è per sempre.
Dio, infatti, non viene meno al suo originario progetto di amore, e invia il suo figlio, il Verbo eterno, nel mondo. Come afferma Giovanni all’inizio del suo vangelo “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
Questa redenzione dell’uomo avviene attraverso la mediazione di una donna, discendente di Eva, che sarà la Madre del Redentore. L’immacolata concezione della Vergine Maria, che la chiesa ha solennemente professato come dogma nel 1854, intende sottolineare in modo chiaro e definitivo la realtà dell’evento dell’incarnazione del figlio di Dio nel ventre di una donna.


DOGMI E RIFLESSIONI TEOLOGICHE
Il dogma, nella religione cattolica, definisce una verità assoluta, valida in ogni tempo e proposta come obbligatoria alla fede universale.
Molti teologi, nel corso dei secoli, hanno manifestato la loro opposizione all’introduzione del dogma dell’Immacolata Concezione.
Sant’Eusebio, vissuto dal 260 al 340 d.C., dichiarò: “Nessuno è esente dalla macchia del peccato originale, neanche la madre del Redentore del mondo. Solo Gesù è esente dalla legge del peccato, benché nato da una donna sottoposta al peccato”. Nello stesso periodo si contrapponevano quelli che sostenevano il culto dell’Immacolata Concezione, difendendo la pura fede popolare.
Nell’occidente cristiano un monaco teologo e oratore di nome Pelagio, nato in Britannia nel 360 e morto in Palestina nel 420, fu il primo a prendere una posizione chiara sulla dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria. Egli asserì che il peccato originale non macchiò la natura umana e che la volontà dell'uomo era in grado di scegliere il bene o il male senza uno speciale aiuto divino. Della medesima opinione fu un suo contemporaneo e nostro conterraneo, il teologo Giuliano d’Eclano, vissuto dal 385 al 455. Questi fu nominato vescovo di Aeclanum da papa Innocenzo I. Il papa Zosimo nel 418 lo destituì dalla carica vescovile per la sua adesione al pelagianesimo e a seguito di ciò fu costretto all’esilio in oriente.
All’interno della questione sul peccato, sulla libertà dell’uomo e sull’origine del male, il caso dell’Immacolata Concezione di Maria andava a creare ulteriori divisioni nel dibattito teologico, perché sembrava un caso di autosalvezza, separato dall’unica salvezza di Cristo. Al di là delle dispute teologiche il popolo cristiano ben presto cominciò a venerare in modo spontaneo l’Immacolata Concezione di Maria; il sensus fidei del popolo ebbe la precedenza sulla teologia, che indugiava nei pro e contro del privilegio mariano.
In Oriente, nell’impero bizantino, sul finire del VI secolo, si celebrava una festa in onore della Natività di Maria. Per i padri orientali, Maria è la “Panaghia”, la tutta santa, santificata dallo Spirito Santo. Nonostante ciò, l’affermazione e la diffusione del culto dell’Immacolata concezione di Maria è stato molto lento. In Occidente, nel IX secolo, per volontà popolare, venne celebrata nel sud dell’Italia ed esattamente a Napoli la festa della Immacolata Concezione di Maria; successivamente nell’anno 1060, la stessa ricorrenza venne festeggiata anche in Gran Bretagna.
Per dovere di verità va detto che alcuni teologi, tra cui Sant'Agostino, non riuscivano a trovare una “compatibilità” tra l'Immacolata Concezione e l'universalità del peccato originale e della dottrina della Redenzione. Il più determinato oppositore è stato il grande cantore di Maria, San Bernardo di Chiaravalle, insieme a Pietro Lombardo. Per questi due eminenti uomini affermare l’immacolato concepimento di Maria significava affermare che il peccato originale non si trasmetteva a tutti gli uomini. Nel corso del Medioevo la disputa vedrà coinvolte la scuola francescana da un lato e quella domenicana dall’altro.
La necessità di non dissociare Maria dalla Redenzione di Cristo indusse importanti teologi del medioevo come Anselmo di Caterbury (1109), Bernardo di Chiaravalle (1153), Tommaso d’Aquino e Bonaventura di Bagnoregio (1274) a prendere in dovuta considerazione la discussione del problema e intervenire con il loro pensiero che affermava che l’immacolata concezione non era un privilegio della natura, come ritenevano Pelagio e i suoi seguaci; bensì aveva a che vedere con “l’opera salvifica” dell’unico mediatore, cioè Cristo.
Seguirono alcuni secoli di dibattito teologico, con un susseguirsi di vari avvenimenti e prese di posizione fino ad arrivare al Concilio di Basilea, che, nel 17 settembre 1439, dichiarò la verità dell’Immacolata Concezione, conforme al culto della chiesa, alla fede cattolica e alla sacra Scrittura. Nel 1484 papa Sisto IV diede il suo beneplacito ad una messa della Immacolata Concezione. Il Concilio di Trento, tenutosi dal 1545 al 1563, senza definire l’Immacolata Concezione, dichiarò di non voler includere Maria nel peccato originale. Papa Alessandro VII nell’anno 1661 si dichiarò favorevole all’Immacolata Concezione e vietò a tal proposito prese di posizione e attacchi di qualunque forma. Nel 1695, quando sul soglio di Pietro sedeva Innocenzo XII, venne approvata per l’intera cristianità una Messa con ufficio e ottava. Il Papa Clemente IX nell’anno 1708 proclamò festa di precetto il giorno dell’Immacolata.
Durante il XVII secolo una massiccia partecipazione di fedeli fece nascere molte confraternite; diversi istituti religiosi, conventi e numerose chiese vennero dedicate all’Immacolata; lo stesso popolo dedicava alla Vergine edicole ed altari.
Un avvenimento che si lega al culto dell’Immacolata è l’apparizione della Vergine a Caterina Labourè. Per ben cinque volte la Vergine apparve a Caterina, di queste la più nota fu quella avvenuta il 27 novembre 1830, della quale si possono distinguere due fasi. Nella prima fase la Madonna sarebbe apparsa a Caterina, ritta su un globo avvolto dalle spire di un serpente. La Vergine avrebbe offerto a Dio un altro piccolo globo dorato, che dovrebbe simboleggiare ogni singolo credente, ch'ella avrebbe tenuto all'altezza del cuore. Dalle mani della Madonna sarebbero piovuti sul globo inferiore due fasci di luce. Nella seconda fase, scomparso il piccolo globo d'oro, le mani della Vergine si sarebbero abbassate, irraggiando fasci luminosi, e, come a formare un'aureola, intorno alla testa della Madonna, sarebbero apparse le parole: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Poi il quadro sarebbe parso visto nel suo retro: la figura della Madonna sarebbe scomparsa e al centro sarebbe apparsa la lettera M, al di sopra della quale appare la croce e al di sotto i Sacri Cuori di Gesù e Maria.
Una voce interiore avrebbe chiesto a Caterina di far coniare una medaglia che riproducesse la visione. La medaglia suscitò molto interesse ma soprattutto un'intensa devozione. Molti vescovi chiesero alla Curia Romana la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i fedeli. Nel 1848 venne istituita una commissione teologica per studiare e approfondire questa verità e soprattutto per esprimersi sulla possibilità di definire il dogma.
I membri della commissione non furono concordi sulla definizione del dogma. Il sacerdote Antonio Rosmini, che aveva una profonda inclinazione per gli studi filosofici e teologici, suggerì al papa di chiedere il parere dei vescovi su un argomento così importante in discussione ormai da diciotto secoli. Il suggerimento venne preso in considerazione e nel 1849 papa Pio IX con l’enciclica Ubi Primum chiese a tutti i vescovi di pronunciarsi sulla definizione del dogma. Una ampia maggioranza si pronunciò favorevole alla promulgazione del dogma, che Pio IX l’ 8 dicembre 1854 proclamò con la bolla papale Ineffabilis Deus, affermando: “Con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo: la dottrina, che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli”.
La Vergine Immacolata, quasi come una conferma del dogma appena promulgato dalla chiesa, si manifestò in maniera prodigiosa ad una semplice ed innocente fanciulla di nome Bernadette, che abitava in un piccolo paese, situato ai piedi dei Pirenei francesi.
Una bella Signora, dall’aspetto giovanile, vestita con un abito bianco cinto in vita da una cintura blu, apparve nella cittadina di Lourdes, nei pressi della grotta di Massabielle. La fanciulla, sin dalla prima apparizione, era curiosa e ansiosa di conoscere chi fosse e quale nome avesse la Signora che le parlava. Durante la sedicesima apparizione, avvenuta il 25 marzo 1858, la Signora che fino ad allora non aveva voluto dire il proprio nome, rispose alla domanda con queste parole, pronunciate in dialetto guascone, l’unica lingua conosciuta da Bernadette: “Quesoy era ImmaculadaCouncepciou”, che nel nostro idioma si traduce con: “Io sono l’Immacolata Concezione”.
Tali parole, sorpresero e convinsero il parroco Peyramale, sull’origine divina degli eventi e questi divenne così un sostenitore dell’autenticità delle apparizioni. Secondo i fedeli la Vergine, con le sue apparizioni, aveva voluto confermare l’esatto contesto teologico affermato dal dogma promulgato da papa Pio IX, circa quattro anni prima.
Tutta la cattolicità accolse con esultanza la sentenza del pontefice che essa già da lungo tempo ardentemente attendeva; e la devozione dei fedeli per la santa Vergine, che fa rifiorire al più alto grado i costumi dei cristiani, così risvegliata, trasse nuovo vigore, come pure di nuovo ardore si alimentarono gli studi che posero con maggior chiarezza nella debita luce la dignità e la santità della Madre di Dio.
Tutti i pontefici che si sono succeduti, fino ai giorni nostri, soprattutto nelle occasioni giubilari della proclamazione del dogma, hanno sottolineato l’importanza dell’immacolato concepimento di Maria.
Pio XII, in occasione del centenario della pronuncia del dogma, l’8 settembre 1953, consegnò alla cattolicità l’enciclica Fulgens corona, il cui fine era quello di dare maggiore risalto alla verità, solennemente proclamata con autorità infallibile dal suo predecessore Pio IX. Il pontefice inoltre indisse l’anno mariano, dichiarando: “ci sembra maggiormente risplendere mentre rievochiamo il giorno in cui, cento anni or sono che la beatissima vergine Maria, nel primo istante del suo concepimento, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente fu preservata immune da ogni macchia di peccato”. Il sommo pontefice Giovanni Paolo II l’8 dicembre 2004, nella messa solenne celebrata in occasione del 150° anniversario della definizione dogmatica dell' Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, disse: “Contempliamo quest’oggi l’umile fanciulla di Nazaret, santa e immacolata al cospetto di Dio nella carità (cfr Ef 1,4), quella “carità” che, nella sua fonte originaria, è Dio stesso. La predestinazione di Maria, come quella di ognuno di noi, è relativa alla predestinazione del Figlio. Cristo è quella “stirpe” che avrebbe “schiacciato la testa” all’antico serpente, secondo il Libro della Genesi (cfr Gn 3,15); è l’Agnello “senza macchia"”(cfr Es 12,5; 1 Pt 1,19), immolato per redimere l’umanità dal peccato. L’Immacolata è così segno di speranza per tutti i viventi, che hanno vinto satana “per mezzo del sangue dell’Agnello”.
Dio nel suo progetto d’amore ha preparato una degna dimora al Figlio suo. Per opera dello Spirito Santo, il figlio di Dio nasce dalla Vergine Maria, preservata dal peccato originale, proprio perché potesse concepire Cristo Gesù.
Per la fede cristiana il concepimento di Gesù è avvenuto per opera dello Spirito Santo e senza concorso di uomo; la verginità prima, durante e dopo il parto vuol dire che Gesù è venuto alla luce senza intaccare la Sua integrità verginale.
Cosa significa prima di tutto “immacolata concezione”? Non significa che Maria è stata concepita verginalmente dalla madre, che la tradizione identifica con il nome di Anna. La Madonna è stata concepita da un regolare rapporto fra i suoi genitori, sant‘Anna e san Gioacchino, però è nata senza macchia del peccato originale.
Questo è il dogma della Immacolata Concezione che dichiara quindi Maria immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo momento dell’unione della sua anima col suo corpo, quindi fin dal primo momento in cui è stata concepita.
Inoltre, poiché la santissima Vergine viene salutata «piena di grazia» (Lc 1, 28), cioè kecharitōménē, e «benedetta fra le donne» (Lc 1,42), tali parole, come sempre ha ritenuto la tradizione cattolica, chiaramente indicano che “con questo singolare e solenne saluto, mai prima d'allora udito, viene designato essere stata la Madre di Dio sede di tutte le grazie divine, adorna di tutti i carismi dello Spirito divino, anzi di essi tesoro quasi infinito e abisso inesauribile, di modo che mai fu soggetta alla maledizione”.
“A motivo di questi insigni privilegi concessi alla Vergine, tanto l'alba del suo pellegrinaggio terreno, quanto il tramonto, s’illuminarono di fulgidissima luce; alla perfetta innocenza dell’anima di lei, immune da qualsiasi macchia, corrisponde in maniera consona e meravigliosa la più ampia glorificazione del suo corpo virgineo; ed ella, come fu congiunta al suo Figlio unigenito nella lotta contro il serpente infernale, così insieme con lui partecipò al glorioso trionfo sul peccato e sulle sue tristi conseguenze”.
Pio IX, con la bolla papale Ineffabilis Deus, altro non fece se non raccogliere fedelmente e consacrare con la sua autorità la voce dei santi padri e di tutta la chiesa, la quale, a cominciare dai primi tempi, aveva come spaziato lungo il corso dei secoli.

IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE A FONTANAROSA
Quando e come il culto dell’Immacolata si è diffuso in Irpinia e a Fontanarosa? Non ci sono testimonianze, notizie, o scritture dove poter acquisire informazioni circa la diffusione di questo culto nel nostro paese, e di tutto ciò che esso ha comportato. E’ possibile però immaginare che a Fontanarosa il culto per la Vergine Immacolata sia sorto intorno al ‘600. Il crescendo della fede e il numero dei fedeli incoraggiò i nostri antenati nella costruzione di una chiesa a Lei dedicata. In seguito venne costituita la confraternita, che nel tempo è stata sempre alimentata dalla fiamma della fede e dell’appartenenza.
L’attiva presenza dei confratelli ha contribuito molto alla diffusione e consolidamento della venerazione per l’Immacolata, dopo l’emanazione del dogma dell’Immacolata Concezione del 1854. Le sacre celebrazioni in onore della Madonna, che i nostri predecessori avviarono, non solo sono state mantenute nel rispetto della tradizione, ma sono state arricchite nei contenuti con la speranza di garantirne la continuità negli anni futuri.

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